Film Stagione I

 “Pourquoi pas moi?” (Perchè no?) di Stephane Giusti-(Francia 1999)

Nico, Eve, Camille e Ariane sono un bel gruppo di amici quasi trentenni, impiegati in una casa editrice. E sono tutti dichiaratamente gay anche se solo la madre di Camille, Josepha sa la verità. Così per rendere più semplici le loro vite decidono di fare outing collettivo con le proprie famiglie nella tenuta di campagna di Josepha, tanto sostenitrice della causa gay da accogliere gli ignari ospiti con la bandiera arcobaleno. Anche la loro collega etero, Lili, che a proposito della sua sessualità si chiede sempre:”Perchè io no?” decide di unirsi a loro e testare i propri genitori.  Ma non saranno solo le giovani generazioni a sconvolgere e scioccare i presenti…Troppo bello per essere vero? Questo film insegna alle mamme e ai papà che non è mai troppo tardi per cambiare prospettiva sulle cose e, per alcuni di loro per inventarsi una nuova vita. La regista dirige il film con chiari riferimenti all’opera di Almodovar, che sono più di una semplice citazione, rendendo lo svolgersi della vicenda spesso surreale ed esilarante. Con la partecipazione di Johnny Halliday nella parte di un famoso torero e padre di uno dei protagonisti.

 

“Over the Rainbow” (Italia 2009)

Conflitti, delusioni, e speranze di una coppia lesbica italiana che non si nasconde e che rivendica il desiderio della maternità, in viaggio obbligato all’estero per raggiungere i propri sogni. Daniela e Marica sono due donne, vivono insieme da quattro anni e si amano. Daniela e Marica da sempre hanno scelto la visibilità e la verità sulla propria condizione senza nascondere e nascondersi. Daniela e Marica desiderano un figlio. Il documentario racconta la vita di Daniela e Marica nei sette mesi prima della loro partenza per compiere l’inseminazione assistita alla clinica “Nina Stork” di Copenaghen. Racconta di come i parenti, i colleghi di lavoro, gli amici e le amiche che gravitano intorno alle loro vite abbiano “reagito” a questa decisione. Racconta di come molti non l’abbiano condivisa, di come alcuni, anche se amici storici da sempre, ne siano rimasti turbati, e di come invece altri, con la riflessione e il dialogo si siano lentamente avvicinati alla loro scelta. Il documentario ci racconta, in fondo, di come si vive e ci si confronta, quando si fa una scelta di vita così importante.

 

“La moglie del soldato” di Neil Jordan (1992)

Caratterizzato da un’imprevedibile mescolanza di generi (il noir, il melodramma, il thriller) e da una trama sorprendente e intrigante, il film di Neil Jordan ha saputo catturare l’interesse degli spettatori dell’epoca soprattutto per un famoso colpo di scena che è rimasto fra i più celebri nella storia del cinema (e che sarebbe un peccato svelare ai lettori che non avessero ancora visto la pellicola). Tema centrale della storia è la parabola vissuta dal personaggio di Fergus (Stephen Rea, alla sua terza collaborazione con Jordan), terrorista dell’IRA che, attraverso l’anticonvenzionale amicizia con il soldato di colore Jody (Forest Whitaker) e in seguito ai sensi di colpa per la morte del suo prigioniero, arriverà a rinnegare il proprio passato di violenza e a cercare riscatto attraverso la passione per l’affascinante Dil (Jaye Davidson). Quello che si era aperto, nella prima mezz’ora, come un classico dramma psicologico si trasforma così in una bizzarra storia d’amore, per poi diventare all’improvviso, nella seconda parte, un vibrante thriller politico; ma l’abilità di Jordan sta proprio nel saper amalgamare in perfetto equilibrio i diversi elementi della pellicola, tenendo lo spettatore con il fiato sospeso fino alla conclusione del film. Diretto in maniera eccellente e supportato da un cast di ottimi attori (su tutti l’esordiente Jaye Davidson), “La moglie del soldato” può essere considerato senza dubbio uno dei film più originali, trasgressivi, ironici e coinvolgenti degli Anni ’90, oltre che il risultato più alto nell’intera carriera di Neil Jordan. È, innanzitutto, un’acuta e niente affatto scontata riflessione sulla complessità della natura umana e dei rapporti interpersonali, ben sintetizzata dalla parabola dello scorpione e della rana che Jody racconta a Fergus durante la sua prigionia. Il titolo originale della pellicola, “The crying game” (il gioco del pianto), è tratto dall’omonima canzone di Dave Berry, interpretata in una scena del film da Jaye Davidson.

 

“Costretta al silenzio” di Jeff Bleckner (1995)

Si tratta di un film con la bravissima premio oscar Glenn Close. E’ la storia di una donna, madre, nonché colonnello della Guardia Nazionale degli Stati Uniti. La donna si innamora in modo inatteso di una pittrice e a causa della sua relazione omosessuale, i suoi superiori le negano una promozione e le “chiedono” di lasciare la carriera militare, ma Grethe non accetta compromessi e inizia così la sua lunga battaglia contro le normative omofobiche e discriminatorie dell’esercito degli Stati Uniti. Un film essenziale, rigoroso, sobrio e misurato.

 

“Save me” (2008)

E’ un film incentrato su un tema caldissimo: la guarigione dal morbo del gay-virus! Infatti il protagonista è un giovane gay che viene convinto dal fratello ad entrare in una comunità cristiana che ha come obiettivo la guarigione dell’omosessuale attraverso la fede. Il ragazzo all’inizio scosso dall’intento della comunità, finisce invece per innamorarsi perdutamente del proprio mentore, viene ricambiato in un amore che cresce ogni giorno e che li porterà a dar vita ad una splendida famiglia omosessuale.

 

“Ma la Spagna non era cattolica?” di Peter Marcias (2007)

Documentario presentato alla mostra di Venezia e al Torino film festival del 2007 è un film denuncia che mette a confronto la legislazione progressista e pro gay di Zapatero con l’imbarazzante stato normativo italiano. Nel docu-fiction una troupe spagnola viene in Italia per sondare le reazioni alle nouve leggi di Zapatero e dalle interviste emerge l’humus di un’Italia che proprio non riesce a decollare, mostrando la spaccatura tra persone stufe di una cultura retrograda e altre, che fedeli al Vaticano, sono sdegnate all’idea di leggi così immorali.

 

“L’Apparenza Inganna” di Francis Veber

E’ un film che gioca un pò sulle apparenze, su quanto spesso sia ingannevole lo sguardo con cui gli altri ci vedono e sul fingersi diversi per mantenere il proprio posto di lavoro. Nel film del 2001, infatti, il protagonista è un tipo anonimo, frustrato e poco attraente. Impiegato in una ditta di profilattici scopre di essere prossimo al licenziamento e decide così di suicidarsi. Lo salva la trovata di un amico: fingersi gay! E l’espediente funziona, perchè la compagnia che produce preservativi non può licenziare un omosessuale senza farsi una pessima pubblicità. Da qui nascono una serie di avventure ed equivoci divertenti, ma quel che ci interessa è che la vita del protagonista cambia completamente perché è cambiata l’opinione che gli altri hanno di lui. E’ un film, scritto in tocco leggero ed ironico, ma che butta all’aria con intelligenza i luoghi comuni sull’omosessualità e smaschera con divertita cattiveria l’ipocrisia su cui si fondano, spesso, i rapporti di potere ma, cosa fondamentale, l’orgoglio gay ne esce pulito, perchè parlare di diversità in questi termini è sicuramente il modo più efficace ed immediato per prendere di petto il problema e superarlo. Il messaggio che la commedia vuol trasmettere è che siamo solo ciò che gli altri vedono, o meglio ancora ciò che gli lasciamo credere di essere.

 

“Il compleanno” di Marco Filiberti

Con Alessandro Gasman e Piera degli Esposti è uno dei più bei film a tematica glbt italiano degli ultimi anni. Tratta in modo coinvolgente e realistico una storia di liberazione omosessuale mettendo a confronto due generazioni e due modi opposti di vivere la propria natura. Uno dei protagonisti, gay velato, costretto a mentire, l’altro giovane gay che non vede l’ora di dichiararsi. E’ una struggente storia d’amore, fatta di sguardi, amni sfiorate, corpi nudi spiati e gelosie fino all’esplosione sessuale che unisce i due amanti segreti.

 

“Il mio piede sinistro” di Jim Sheridan (1989)

 Film drammatico del 1989 ambientato nella Dublino degli anni ’30 racconta la storia di Christy, nato in una povera e numerosa famiglia che colpito da una paresi che lo limita fin da neonato nel movimento e nel linguaggio, nonostante tutte le difficoltà del caso, trova il modo di comunicare attraverso il suo piede sinistro fino a diventare un affermato pittore oltre che…bhè non possiamo raccontare proprio tutto il film…

 

“A cause d’un garcon” di Fabrice Cazeneuve

 E’ un bel film francese che affronta il tema del coming out nell’ambiente scolastico cojnvolgendo professori, studenti ed anche famiglie. Un film didattico ma molto ben riuscito e accattivante. Riserva particolare attenzione al corpo degli insegnati che sembra ben disposto ad aiutare lo studente protagonista, ad eccezione, ironia della sorte, di un professore gay velato che rifiuta questo compito reclamando “che lui non è un assistente sociale” solo per paura di uscire allo scoperto. E’ un film interessante, perfetto da proiettare anche nelle scuole italiane ad esempio, dove bullismo e omofobia a volte fanno registrare eventi spiacevoli.

 

“Stonewall” di Nigel Finch (1995)

Racconta uno dei momenti cruciali per quanto riguarda la nascita del movimento di liberazione omosessuale. Ambientato nel ’69, segue le vite di alcuni gay e trans newyorkesi e le molestie che subiscono da parte della polizia. Molestie e soprusi che porteranno agli scontri e alla rivolta di fine giugno a Stonewall, ed è proprio in ricordo di questi episodi che, in tutto il mondo, il 28 Giugno si celebra il Pride.

 

“Viola di mare”

Racconta la storia di una donna, Pina, che nella Sicilia del diciannovesimo secolo decide di vivere come un uomo e sposare la donna che ama. E’ una vicenda reale tratta dal libro Minchia di Re del giornalista Giacomo Pilati. Una curiosità: chiamano minchia di re o viola di mare quel pesce che quando si accoppia cambia sesso e diventa maschio…chissà se è leggenda o verità…

 

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